Un Referendum a Bologna
“E’ la prima volta che fra noi si esperimenta siffatto modo di votazione, pel quale, come è ben noto, si sostituisce alla volontà che può essere influenzata dall’assemblea, quella direttamente espressa dal socio”. (”Il Resto del Carlino”, 25 agosto 1899)
La Società Operaia di Bologna introduce il referendum nel proprio statuto. “Il Resto del Carlino” auspica che l’esperimento possa “essere incitamento ad applicazioni maggiori, e faccia vedere se il nostro popolo apprezza ed è preparato a trattare da solo gli affari propri, per trattare poi gli interessi del Municipio e dello Stato”.
Il 3 settembre l’assemblea dell’Operaia ha all’ordine del giorno l’istituzione della Farmacia Cooperativa, i cui profitti saranno destinati “all’erogazione gratuita dei medicinali ai soci infermi”.
La proposta di maggiorazione della quota sociale, per sostenere l’iniziativa e renderla da subito efficace, viene sottoposta a referendum tra tutti i soci e ottiene la quasi totale approvazione.
La Farmacia verrà aperta il 7 marzo 1901 in via Cavaliera (poi via Oberdan) e avrà fiorente attività. In seguito ne verrà avviata un’altra fuori porta Lame, una zona che, dopo l’apertura dello zuccherificio, appare destinata ad un importante sviluppo industriale.
- Farmacia Cooperativa di Bologna, Statuto della Farmacia cooperativa Bologna (Società anonima a capitale illimitato), Bologna, Soc. coop. tip. Azzoguidi, 1901
- Mario Maragi, Storia della Società Operaia di Bologna, Imola, Cooperativa P. Galeati, 1970, pp. 339-340
- Marco Poli, La farmacia cooperativa di Bologna, Bologna, Pendragon, 2011