Speculazioni e corruzione nella vendita dei Beni Nazionali

3 luglio 1798, 00:05

La legge del 15 messidoro a. VI (3 luglio 1798) sospende la vendita dei Beni Nazionali.

Subito dopo la soppressione delle prime congregazioni religiose e la confisca dei loro beni si sono verificati estesi fenomeni speculativi e casi di corruzione dovuti al malcostume dei funzionari pubblici. I beni in vendita sono stati sottostimati per favorire alcuni acquirenti privati.

Le nuove norme prevedono che gli immobili debbano essere adibiti in via prioritaria a pubblici uffici e servizi “per il cittadino”: carceri, caserme, scuole, ospedali.

Un'altra legge del 17 luglio prevederà, tra le norme per la vendita dei Beni Nazionali, la necessità di una stima corretta e il sistema delle aste pubbliche.

Una svolta nella privatizzazione del vasto patrimonio ecclesiastico si avrà con la legge 8 vendemmiale a. VI (23 settembre 1798), che comporterà la vendita di oltre un terzo degli edifici conventuali presenti in città.

Essi saranno riutilizzati per usi residenziali, come botteghe e magazzini, oppure saranno semplicemente demoliti per liberare i terreni e vendere all'ingrosso i materiali da costruzione.

Queste drastiche operazioni di ristrutturazione o distruzione avverranno quasi sempre senza tener conto del valore artistico e architettonico dei beni interessati (Ceccarelli).

Nonostante le limitazioni previste, tra il 23 novembre 1798 e il 30 giugno 1799 in provincia di Bologna 696 persone acquisteranno Beni Nazionali per oltre 6 milioni e 800mila scudi.

Le vendite a basso prezzo saranno ancora occasione di grandi speculazioni, con numerose rivendite, in cui avranno parte grandi compagnie di fornitori e acquirenti Francesi.

Molti borghesi estenderanno le loro proprietà accaparrandosi i terreni confinanti di proprietà ecclesiastica.

Approfondimenti
  • Francesco Ceccarelli, L’intelligenza della città. Architettura a Bologna in età napoleonica, Bologna, Bononia University Press, 2020, p. 31
  • Mario Fanti, Confraternite e città a Bologna nel Medioevo e nell’età moderna, Roma, Herder, 2001, pp. 601-602
  • Umberto Marcelli, La crisi economica e sociale a Bologna e le prime vendite dei beni ecclesiastici (1797-1800), Bologna, presso la Deputazione di storia patria, 1955, estr. da “Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le province di Romagna”, n.s., vol. 5 (1953-1954)
  • Roberto Ravaioli, L’utilizzazione dei patrimoni edilizi delle corporazioni religiose soppresse in Bologna dall’epoca napoleonica agli anni postunitari, in: “Storia urbana”, 18 (1982), pp. 89-119