Sciopero generale contro l'avventura coloniale in Libia

27 settembre 1911, 00:00

La Confederazione generale del Lavoro (CGdL) proclama uno sciopero contro l'avventura coloniale italiana in Libia. All'agitazione partecipano contadini, operai, scolaresche.

A Bologna e in parecchi comuni della provincia lo sciopero ha un grande successo, con l'interruzione delle linee tramviarie e telegrafiche.

In città si fermano completamente le attività del settore edile. Il servizio tramviario è praticamente interrotto, tranne le corse di alcune vetture sorvegliate dai carabinieri.

A Imola sono chiusi lo zuccherificio e numerose officine e laboratori. Abbassano le saracinesche i negozi e i caffè, interrompono il lavoro gli spazzini comunali.

In Romagna si svolgono violente dimostrazioni contro la guerra, guidate da Benito Mussolini e dal giovane Pietro Nenni. A Forlì i manifestanti si sdraiano sui binari per impedire la partenza dei convogli militari.

A Reggio Emilia gli operai delle Officine Meccaniche Reggiane hanno cominciato lo sciopero già il 25 settembre, due giorni prima dell’inizio ufficiale dlla mobilitazione generale.

Il 28 settembre a Langhirano (PR) i manifestanti contro la guerra tentano di bloccare dei tram in partenza dalla stazione. I carabinieri e le guardie forestali di presidio fanno fuoco e cadono uccisi quattro lavoratori: Maria Montali, Elisa Grassi, Severino Frati e Antonio Gennari.

I martiri di Langhiranno verranno definiti dalla stampa dell’Agraria “la solita teppa” e i responsabili dell’eccidio andranno assolti. 

Dalle colonne del "Resto del Carlino" - tra i primi giornali italiani ad appoggiare l'impresa tripolina - Mario Missiroli attaccherà i socialisti parlando di "duplice viltà".

Importanti esponenti della cultura, quali D'Annunzio e Pascoli, si schieranno per l'avventura coloniale. Il poeta romagnolo, ex anarchico internazionalista, desterà grande scalpore con il discorso La grande proletaria si è mossa.

Dal 15 al 18 ottobre si svolgerà a Modena un Congresso straordinario del Partito Socialista (XII), che condannerà l’appoggio del gruppo parlamentare al governo in carica.

In un documento votato a maggioranza la guerra libica sarà definita un’avventura che “ripugna ai sentimenti fondamentali che sono ragione del socialismo” e che “il proletariato non può, in nessuna forma e dentro nessun limite, accordare a tale impresa la propria, neppure postuma, solidarietà”.

Approfondimenti
  • Pietro Alberghi, Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989, p. 36
  • Luigi Arbizzani, Un secolo di lotte popolari, per la pace, il progresso e la libertà, in: Resistenza in Emilia Romagna, a cura di Roberto Fregna, Bologna, Regione Emilia-Romagna, stampa 1975, p. 21 (foto)
  • Luigi Arbizzani, Sguardi sull'ultimo secolo. Bologna e la sua provincia, 1859-1961, Bologna, Galileo, 1961, p. 120
  • Ugo Bellocchi, Il Resto del Carlino, giornale di Bologna, Bologna, Il Resto del Carlino, 1973, p. 109
  • Franco Cavazza, Le agitazioni agrarie in provincia di Bologna dal 1910 al 1920, ristampa anastatica, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1994, pp. 99-100
  • Valeria Cicala, Anniversari e suggestioni. La partecipazione dell'Emilia-Romagna alle mostre delle regioni a Roma, in: ... E finalmente potremo dirci italiani. Bologna e le estinte Legazioni tra cultura e politica nazionale 1859-1911, a cura di Claudia Collina, Fiorenza Tarozzi, Bologna, Editrice Compositori - Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 2011, p. 347
  • Ignazio Masulli, Crisi e trasformazione: strutture economiche, rapporti sociali e lotte politiche nel Bolognese, 1880-1914, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1980, p. 281
  • Su, compagni, in fitta schiera. Il socialismo in Emilia-Romagna dal 1864 al 1915, a cura di Luigi Arbizzani, Pietro Bonfiglioli, Renzo Renzi, Bologna, Cappelli, 1966, pp. 336-337
  • Torri e castelli. Bologna e la sua provincia. Storia, dizionario biografico, opere d'arte, notizie d'oggi, 2. ed. ampliata a cura di Luigi Arbizzani e Pietro Mondini, Bologna, Editrice Galileo, 1966, p. 42, 174, 189