Le brigate dell'Alto Reno e la divisione di Armando dopo la caduta della repubblica di Montefiorino

31 luglio 1944, 00:00

“Alla fine della prima settimana di agosto, mentre circa un migliaio di uomini appartenenti alle forze modenesi si trovava nascosto nei boschi all’interno della zona rastrellata, circo 2000 partigiani si erano andati concentrando nei comuni di Sestola e Fanano, dalla valle di Ospitale a Rocchetta. In quest’ultima località si stabilirono Armando, Davide e gli altri principali esponenti del comando. Ad una settimana dall’inizio del rastrellamento tedesco la fase acuta della crisi era conclusa”.

(E. Gorrieri, comandante Claudio)

Le brigate GL e Matteotti e altre formazioni partigiane attive sull'alto Appennino bolognese e modenese (la brigata Bozzi, i gruppi di Slit, Toti e Cheli) tentano, verso la fine di luglio, di raggiungere la repubblica partigiana di Montefiorino, soprattutto per rifornirsi di armi e munizioni tramite gli aviolanci alleati.

Attraversano avventurosamente le linee tedesche posizionate sulla via Giardini, ma incappano subito nella grande offensiva "Wallenstein III", che si scatena proprio in quei giorni contro la libera repubblica.

Montefiorino è circondata da potenti formazioni corazzate tedesche provenienti dall'Emilia e dalla Toscana ed è abbandonata dai partigiani il 1° agosto.

Il rastrellamento tedesco si conclude, dopo giorni di rappresaglie e razzie sulla popolazione civile, con l'incendio il 6 agosto di Montefiorino e di altri centri della zona libera.

Le brigate modenesi “Bigi”, “Costrignano”, “Roveda”, “Ferrari”, “Dragone”, “Gramsci” e “Santa Giulia”, comandate da Davide, Barbolini e Nardi, si ritirano a ovest della via Giardini e occupano le valli del Secchia e del Dragone.

Il gruppo maggiore dei partigiani modenesi, guidato da Mario Ricci (Armando), oltrepassa verso est la strada Giardini e si riorganizza dai primi di agosto sul monte Penna.

L’allontanamento dalla zona della battaglia e dei rastrellamenti nazifascisti avviene con successo. In seguito il gruppo si spinge nell’alta valle del Panaro.

La Brigata Matteotti Montagna affianca in un primo tempo la formazione di Armando nello sganciamento, subendo notevoli perdite di viveri e muli.

In seguito si incontra a Monte Cavallaro con la Brigata GL Montagna per attendere un aviolancio di armi da parte degli Alleati, ma i tedeschi la incalzano, spingendo i partigiani più in alto, sul monte Cimone.

La brigata è circondata dai nemici al lago Pratignano e il capitano Toni decide di disperderla: un gruppo scende a valle verso Zocca, altri rimangono in loco, nascondendosi nei boschi di Cappel Buso.

Anche la brigata Bozzi, riattraversando i Monti della Riva, incappa nelle truppe tedesche all'inseguimento della Matteotti e deve dividersi.

Il contingente di Armando subisce l’11 agosto un forte attacco alla Rocchetta Sandri nei pressi di Sestola, dove muoiono una quindicina di resistenti.

Il 21 settembre uno scontro con i tedeschi a Sassoguidano, il paese di Armando, costringe i partigiani a rifugiarsi sulle montagne inospitali attorno al lago Pratignano.

Qui essi sopravvivono per una settimana “mangiando castagne bollite e carne di mulo” e affrontando l’autunno “con la sola precaria difesa dei loro vestiti estivi e con le scarpe rotte”.

Il 27 settembre alcune centinaia di "giovani affamati" scendono da Madonna dell'Acero e raggiungono Pianaccio, nella terra di nessuno tra i due eserciti, accolti con favore dagli abitanti del paese.

Il 29 settembre i combattenti modenesi si spostano a Castelluccio di Porretta, già controllata dalla Brigata Matteotti Montagna. Con il loro arrivo inizia l'esperienza della cosiddetta “Zona Libera del Belvedere”.

Approfondimenti
  • Pier Giorgio Ardeni, Cento ragazzi e un capitano. La brigata Giustizia e Libertà Montagna e la Resistenza sui monti dell'alto Reno tra storia e memoria, con la collaborazione di Francesco Berti Arnoaldi Veli, Bologna, Pendragon, 2014, pp. 143-154
  • John Day, Partigiani e alleati sul fronte del Reno dal settembre 1944 all'aprile 1945, con documentazione americana, inglese e tedesca, traduzione di Bianca Branchini, in: “Nueter”, 24 (1998), pp. 156-157
  • Deputazione Emilia Romagna per la storia della Resistenza e della guerra di liberazione, L'Emilia Romagna nella guerra di liberazione, vol. 1: Luciano Bergonzini, La lotta armata, Bari, De Donato, 1975, p. 185 sgg.
  • Mario Facci, Alessandro Borri, Porretta dall'Unita alla Repubblica, 1859-1948. Cronache porrettane, aspetti politico-sociali, i sindaci e i podestà, Porretta Terme, Gruppo di studi alta valle del Reno - Comune, 1998, pp. 294-295
  • Ermanno Gorrieri, La Repubblica di Montefiorino, in: La Resistenza in Emilia Romagna. Rassegna di saggi critico-storici, a cura di Luciano Bergonzini, Bologna, Il mulino, 1976, pp. 177-195
  • Ermanno Gorrieri, La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia, 3. ed., Modena, a cura della Associazione liberi partigiani italiani, 1975, pp. 404-428, 434-437, 467-471
  • Guerra e Resistenza sulla Linea gotica tra Modena e Bologna, 1943-1945, a cura di Vito Paticchia, Modena, Artestampa, 2006, p. 31
  • Montese: fascismo, guerra, ricostruzione, Formigine, Golinelli, 1990, p. 99
  • Museo della Repubblica partigiana di Montefiorino. Guida storica, a cura di Claudio Silingardi, Modena, Artestampa, 2005, pp. 49-56, 85
  • Ada Tommasi De Micheli, Armando racconta, Milano, Vangelista, 1982