La strage del ponte Felisio
- @ Strada Provinciale 22, 48027 Solarolo (RA)
Lungo la strada che porta a Solarolo, appesi ai pali del telefono, nove corpi, orrendamente seviziati, erano esposti al sole. Alcuni, per rottura dei legacci, giacevano a terra. Vidi occhi tolti dalle orbite, crani e mandibole spaccati, natiche affettate. Intanto quattro fascisti in divisa, che si tenevano a braccetto, passeggiavano cantando canzoni oscene. Più in là, all'ombra di un albero, una tavolata imbandita con avanzi di cibo e bottiglie di vino. (T. Banzola)
Il 1° settembre a Solarolo, nei pressi del ponte sul Senio, in un attentato partigiano contro un auto militare muoiono soldati tedeschi (da uno a tre). Subito dopo viene effettuato un grande rastrellamento.
In un primo tempo vengono arrestati alcuni uomini di Cotignola - due di essi sfollati da Bologna - accusati dai fascisti locali di essere "comunisti propagandisti". Più tardi questi sono rilasciati grazie all’intervento di un interprete presso il comando tedesco.
L'ordine di rappresaglia rimane e si cercano altri uomini da fucilare. In diverse località del faentino vengono catturati nove contadini del tutto estranei all’attentato. Dopo l’arresto i brigatisti neri li derubano di denaro, preziosi e effetti personali.
Tutti sono portati a Villa San Prospero dove è istituito un tribunale presieduto dal comandante della brigata nera di Faenza. Gli interrogatori sommari sono accompagnati da minacce e torture. La sentenza è scontata: pena di morte.
Nel pomeriggio i nove vengono trascinati a ponte Felisio e qui giustiziati. Prima della fucilazione gli aguzzini sfogano su di loro “una cattiveria insensata”. Alcuni familiari accorsi trovano i loro congiunti con il cranio fracassato e appesi per i piedi ai pali della luce.
Brigatisti e militi della GNR si trattengono "ad un banchetto per festeggiare l'eccidio". Gli impiccati sono piantonati per tutta la giornata e quindi gettati in una fossa comune nel cimitero più vicino.
La gente per lungo tempo portò negli occhi, portò nel viso i postumi dell’angoscia, dello sgomento, della disperazione, del terrore! I corpi martoriati di quegli sventurati pendere dai pali della luce che si ergean sul ciglio sinistro della strada che da Felisio porta a Solarolo, ultimo della serie quello del ragazzino Alessandrini appeso per un piede col viso orrendamente deturpato da una raffica di mitra. (D. Bassi)
- Elios Andreini, Saturno Carnoli, Camicie nere di Ravenna e Romagna tra oblio e castigo, Ravenna, Artestampa, 2006, p. 350
- Luigi Casadio, I dissidenti. Antifascisti e Resistenza a Cotignola, Lugo, Walberti, stampa 1995, pp. 135-136
- Antonio Mambelli, Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945, a cura di Dino Mengozzi, Manduria, P. Lacaita, 2003, vol. 1., p. 86
- Manuel Mazzara, Cerchi di vita, Lecce, Youcanprint, 2024
- La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna. Per un atlante delle stragi naziste in Italia, a cura di Luciano Casali e Dianella Gagliani, Napoli, Roma, L'ancora, 2008, p. 178
- C. Zauli - Solarolo (RA)
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- particolare - Solarolo (RA)
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