Gli archibugiari dell'Appennino

13 novembre 1809, 12:20

"E' moltissimo tempo che questo luogo di sole due famiglie [Bargi] vien rinomato per le cartelle e fucili di fino acciaio intagliati e lavorati a bulino che quivi si fanno da due bravi archibugieri, in questo luogo nati, e possidenti" (S. Calindri, 1781)

Il 13 novembre muore Giovan Francesco Acquafresca, ultimo di una dinastia di archibugiari dell'Appennino bolognese. Il mercato delle armi sta cambiando e la richiesta di pistole o archibugi finemente intagliati, tipici del “modello tosco-emiliano” tramandato da generazioni, va scemando.

Dal XVII secolo nelle valli del Savena e del Reno sono sorte e si sono sviluppate diverse imprese e botteghe di archibugiari e accialieri (o azzalieri), artigiani del ferro specializzati nella produzione di armi da fuoco di grande qualità, apprezzate nelle corti europee.

Quella degli Acqua Fresca (poi Acquafresca) fu l'impresa più famosa. La famiglia era originaria di Creda, nel comune di Castiglione dei Pepoli e si trasferì a Bargi a metà del Cinquecento.

Nella loro officina ai Pianacci (o Pian dei Ceri) generazioni di fabbri ferrai cesellarono armi da caccia, monete, timbri e forgiarono utensili da lavoro o per la casa.

L'artefice più illustre fu Matteo, attivo a metà del '600, al quale si deve l'invenzione della retrocarica a ripetizione, una tappa fondamentale per l'evoluzione delle moderne armi da fuoco. I suoi archibugi, sapientemente decorati, erano ovunque richiesti.

In località Cà del Mazza, in “una modesta casetta posta a circa un chilometro dalla borgata di Brento” (L. Fantini) operò dall'inizio del Settecento la famiglia Negroni, originaria di Scascoli.

Alla fine del secolo il Calindri, nel suo Dizionario corografico, segnalò questi archibugiari, che facevano “lavori a bolino ed a cisello in ferro ed in acciaio, molto fini ed di buon gusto“.

Francesco Maria fu l'iniziatore di uno stile decorativo di grande successo, che ebbe poi diffusione in altre località del Bolognese (Casalecchio di Reno, Loiano) e in Toscana (Anghiari), grazie ad altri membri della famiglia.

Archibugiari dell'Appennino furono anche i Ghini e i Pozzi. A partire dal capostipite Alessandro (1624-1690), i Ghini ebbero bottega nel centro di Loiano. Il loro stile era diverso da quello delle altre famiglie. Per le armi venivano utilizzate “canne di Pistole e canne Francesi”.

L' “archibugiero” Ottaviano Pozzi operò invece a Sabbioni, borgata poco lontana da Loiano, nella seconda metà del XVII secolo.

Approfondimenti
  • L'armeria del Museo civico medievale di Bologna, a cura di Lionello Giorgio Boccia, Busto Arsizio, Bramante, 1991, p. 190 sgg.
  • Bruno Barbiroli, Marchi e firme di archibugiari italiani dal XVI al XIX secolo. Armi civili, manifatture militari, firme in esteso, firme Cominazzo, firme archibugiari di Anghiari, marchi di Pistoia, marchi di Napoli iscrizioni, dediche, fornimenti e accessori, Bologna, CLUEB, 2019
  • Bruno Barbiroli, Repertorio storico degli archibugiari italiani dal XIV al XX secolo, Bologna, CLUEB, 2012
  • Lionello Giorgio Boccia, Gli Acquafresca di Bargi, in: "Physis", 9 (1967), pp. 91-160
  • Lionello Giorgio Boccia, Una bottega di archibugiari: gli Acquafresca, in: La seduzione dell'artigianato. Artigianato nella storia, Fiera di Roma, 22 giugno-20 luglio 1990, Firenze, SPES, 1990, pp. 129-142 
  • Giambattista Comelli, Bargi e la Val di Limentra. Storia e tradizioni locali, Bologna, L. Parma, 1917, p. 84 sgg.
  • Giovanni Battista Comelli, Di un celebre armajuolo nelle montagne bolognesi, in: "Atti e memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna", 3. serie, vol. 11, 1-3 (1893),  pp. 29-38
  • Gabriele Cremonini, Osvaldo Acquafresca, Il Signore degli Schioppi. La leggendaria storia di Matteo Acquafresca da Bargi armaiolo delle Corti europee, Porretta Terme, L'Arcobaleno Editore, 2010
  • Luigi Fantini, Case e torri antiche dell'Appennino bolognese, con 214 fotografie dell'autore e 43 disegni di Enrico Fantini, Bologna, Società tipografica Mareggiani, 1960, pp. 151-152
  • Luigi Fantini, Scritti vari sull'Appennino bolognese, a cura di un amico, Sala Bolognese, A. Forni, 1988, p. 259
  • Agostino Gaibi, Armi da fuoco italiane. Dal Medioevo al Risorgimento, Busto Arsizio, Bramante, 1978
  • Paolo Guidotti, Il medico Dardini, Carpineta e gli Acquafresca di Bargi, in: "Culta Bononia", 2 (1970), pp. 137-165
  • Restart. Paesaggi, memorie, comunità. Archeologia e rigenerazione nelle Aree interne della Toscana, a cura di Sara Casoli e Luigi Vessella, Sesto Fiorentino (FI), All'Insegna del Giglio, 2025, p. 67
  • Alessandro Ripa di Meana, Cenni intorno ad alcuni armajuoli poco ora conosciuti del bolognese, impressi per uso privato, Torino, Tip. S. Gius. nel Collegio degli Artigianelli, 1867
  • Carmen Santi, Gli archibugiari bolognesi, in: "Nelle Valli Bolognesi", 58 (2023), p. 49
  • Carmen Santi, Celebris ballistarum ignearum faber. I Negroni, dinastia di archibugiari bolognesi, Sasso Marconi, Gruppo di studi Progetto 10 righe, 2022
  • Vita di borgo e artigianato, Bologna, Federazione delle casse di risparmio e delle banche del Monte dell'Emilia e Romagna, 1980, p. 129