Il Partito degli Azzurri vince le elezioni
Il Partito degli Azzurri, espressione di una coalizione di forze progressiste, vince le elezioni amministrative. Il comitato "Galvani", guidato da Camillo Casarini (1830-1874), approfitta anche di una vivace polemica giornalistica lanciata dal "Monitore" di Franco Mistrali contro i minghettiani.
Il Consiglio comunale rinnova radicalmente la sua rappresentanza: dei 60 eletti solo 20 risultano riconfermati e solo 14 appartengono a quella consorteria di nobili e possidenti, che ha governato la città dopo l'annessione.
Il nuovo ceto politico è costituito da industriali, commercianti, professionisti, professori universitari e soprattutto medici, capaci di sottoporre con insistenza all'attenzione del Consiglio la questione igienica, da cui la città è afflitta.
La nuova coalizione propone la riforma del Regolamento degli impiegati municipali, la riorganizzazione della biblioteca comunale, la promozione degli scavi archeologici alla Certosa. E' fautrice della laicità delle istituzioni e dell'apertura alle nuove realtà associative, quali la Società Operaia e quella Artigiana.
Emergono personalità attinte soprattutto dal mondo universitario, appartenenti alla Società Democratica (o Unione Democratica) e alla risorta Massoneria bolognese: Quirico Filopanti, Giosuè Carducci, Pietro Loreta, Giuseppe Ceneri, Enrico Panzacchi.
Nell'aprile 1870 sarà nominato sindaco Camillo Casarini, già componente della Giunta provvisoria del 1859 e poi deputato al parlamento del Regno.
La maggioranza consigliare bolognese appare come un caso anomalo sul piano nazionale, dove domina la Destra liberale.
- Aurelio Alaimo, L'organizzazione della città. Amministrazione comunale e politica urbana a Bologna dopo l'unità (1859-1889), Bologna, Il mulino, 1990, pp. 138-148
- Aldo Berselli, Bologna nello stato unitario, in Storia illustrata di Bologna, a cura di Walter Tega, Milano, Nuova editoriale Aiep, 1990, vol. IV, p. 23
- Mirella D'Ascenzo, Istruzione popolare e biblioteche circolanti a Bologna nel secondo Ottocento. Il caso della Lega bolognese per l'istruzione del popolo, in: Editoria e lettura a Bologna tra Ottocento e Novecento. Studi e catalogo del Fondo di storia dell'editoria dell'Istituto Gramsci Emilia-Romagna, Bologna, Istituto Gramsci Emilia-Romagna, 1999 , pp. 92-93
- Mirella D'Ascenzo, La scuola elementare nell'età liberale. Il caso Bologna, 1859-1911, Bologna, Clueb, 1997, pp. 104-106
- Pier Paolo D'Attorre, La politica, in Renato Zangheri, Bologna, Roma, ecc., Laterza, 1986, p. 71
- Alberto Preti, Democrazia e sviluppo industriale in Emilia-Romagna. Contributo alla storia della realtà regionale fra Ottocento e Novecento, Imola, University press Bologna, 1984, p. 75
- Valeria Roncuzzi, Mauro Roversi Monaco, Bologna s'è desta! Itinerario risorgimentale nella città, Argelato (BO), Minerva, 2011, pp. 123
- Lo Studio e la città: Bologna 1888-1988, a cura di Walter Tega, Bologna, Nuova Alfa, 1987, p. 308
- Marco Veglia, Dal mito alla storia. L'Università di Bologna dal 1860 al 1911, in: ... E finalmente potremo dirci italiani. Bologna e le estinte Legazioni tra cultura e politica nazionale 1859-1911, a cura di Claudia Collina, Fiorenza Tarozzi, Bologna, Editrice Compositori - Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 2011, p. 173
- Giampaolo Venturi, Episcopato, cattolici e comune a Bologna, 1870-1904, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, stampa 1976, pp. 48-50