L'uccisione di Ugo Morara
"Siamo entrati nella angusta camera del povero Ugo. Sul piccolo letto di operaio, sotto una coltre di fiori recati dalla più semplice e generosa pietà del popolo anonimo, è adagiato il cadavere di cui appena si scorge un po’ della faccia martoriata ...”. (”L’Avanti!”)
Nella frazione di Ganzanigo di Medicina un gruppo di fascisti entra nell’osteria della locale cooperativa di consumo con l’intento di cacciare i “bolscevichi” presenti.
Un anziano lavoratore viene manganellato ripetutamente e alle sue grida accorre il figlio Ugo Morara (1896-1921), stradino comunale e simpatizzante socialista.
Anche lui viene aggredito ed è costretto a rifugiarsi in casa della fidanzata, dove viene raggiunto dai fratelli Modelli, famigerati picchiatori, già protagonisti l’anno prima dell’eccidio di Portonovo.
Trascinato in strada con un uncino è colpito con una mazza e finito a colpi di rivoltella davanti alla madre. I responsabili del delitto verranno amnistiati nel 1922.
Durante la Resistenza a Morara verrà intitolato un battaglione della 5a Brigata Matteotti Bonvicini o Matteotti Pianura.
- Andrea Baravelli, Le forme del nero. Nascita e affermazione del fascismo in Emilia-Romagna, Milano, Angeli, 2022
- Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Milano, Mondadori, 2003
- Nazario Sauro Onofri, I socialisti bolognesi nella Resistenza, Bologna, STEB, stampa 1965, p. 214
- Giovanni Parini, Storia di Medicina. Fascismo, antifascismo e guerra di liberazione, 1919-1945,
Imola, Bacchilega, 2009, p. 28 - Antonio Senta, Rodolfo Vittori, Guerra civile. Bologna dal primo dopoguerra alla marcia su Roma (1919-1922), Milano, Zero in condotta, 2024, p. 261