Arpinati lascia la segreteria del Fascio
Leandro Arpinati (1892-1945) lascia la segreteria del Fascio bolognese. Nell'assemblea straordinaria tenutasi il 10 ottobre al Teatro Comunale è messa pesantemente in discussione la sua gestione del movimento, sia da un punto di vista finanziario che organizzativo.
Assieme al ferroviere Fernando Parisano, amministratore del Fascio bolognese, viene accusato “di appropriazione indebita e di malversazione di fondi in occasione dell’acquisto di alcuni camion usati per il trasporto degli squadristi che dovevano partecipare alle spedizioni punitive”, i noti 18BL (N.S. Onofri).
A Bologna il fascismo è oramai egemonizzato da Dino Grandi (1895-1988) e Gino Baroncini (1893-1970), che, al contrario di Arpinati, sono favorevoli alla formazione di un partito fascista nazionale, affiancato da un sindacato autonomo capace di organizzare le masse operaie e di "sottrarle ai partiti sovversivi".
Arpinati riassumerà l'incarico nel febbraio del 1922, su richiesta personale di Mussolini (”Devi riprendere il tuo posto”).
A Bologna continuerà ad essere chiaccherato per fondi ricevuti “sottomano” dalla Cassa Ferrovieri e per la mancata resa dei conti sulle sottoscrizioni per la casa del fascio e per il Littoriale.
- Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, Bologna, Comune – ISREBO, vol. I, Nazario Sauro Onofri, Bologna dall'antifascismo alla Resistenza, 2005, p. 125, 354
- Brunella Dalla Casa, Leandro Arpinati. Un fascista anomalo, Bologna, Il mulino, 2013, pp. 85-90
- Nazario Sauro Onofri, I giornali bolognesi nel ventennio fascista, Bologna, Moderna, stampa 1972, p. 148
- Nazario Sauro Onofri, Vera Ottani, Dal Littoriale allo stadio. Storia per immagini dell'impianto sportivo bolognese, Bologna, Consorzio Cooperative Costruzioni, stampa 1990, p. 17
- Ivan Spada, Il fascismo a Bologna. Storia delle camicie nere all'ombra delle due torri (1919-1945), Roma, Red Star Press, 2021, pp. 65-66