La "fascistizzazione" delle cooperative bolognesi
Il prefetto di Bologna invia al governo un dettagliato rapporto sulla “fascistizzazione” della cooperazione bolognese. Nella provincia operano 217 cooperative, 198 delle quali, le più importanti, aderiscono all’Ente Nazionale della Cooperazione, creato nel 1926 per inquadrare le società di tipo mutualistico nello stato corporativo.
Le cooperative dei braccianti, dei muratori, dei terraiuoli, un tempo di matrice socialista, ora sono completamente asservite al regime fascista. Assieme a quelle di consumo, occupano più di 30mila lavoratori e hanno un giro d’affari di 84 milioni.
La cooperazione ha perso competitività e peso sul mercato, non preoccupa più gli industriali e gli agrari. Sembra essere solo “un grosso contenitore di manodopera” in cui si raccoglie una forza-lavoro “in condizioni di perenne precarietà occupazionale e di diffusa indigenza” (Pedrocco).
- Maurizio Degl'Innocenti, La società unificata. Associazione, sindacato, partito sotto il fascismo,
Manduria, P. Lacaita, 1995, p. XXI, 93, 121 - Pietra su pietra. Storie di fornaciai e muratori a Bologna tra immagini e parole, a cura di Franco Della Peruta e Angelo Varni, Casalecchio di Reno, Grafis, 1989, p. 97